"Il segreto della vita cristiana è l'amore. Solo l'amore riempie i vuoti, le voragini negative che il male apre nei cuori." Papa Francesco 8/10/2013
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sabato 25 aprile 2015

Santo del giorno

L’autore del più antico testo evangelico è chiamato nel Nuovo Testamento ora col nome ebraico di Giovanni, ora col nome latino di Marco, ora come Giovanni Marco. Essendo cugino di Barnaba, uno dei più stretti collaboratori di Paolo, dopo aver seguito l’Apostolo nella sua prima missione evangelizzatrice, torna improvvisamente a Gerusalemme facendolo indispettire, tanto che egli si rifiuta di prenderlo con sé nel secondo viaggio; allora lui parte per Cipro con Barnaba.

giovedì 23 aprile 2015

Santo del giorno

Il culto per san Giorgio è antichissimo, come testimoniano tanti documenti letterari e monumenti archeologici tra cui il suo sepolcro venerato a Lydda, in Palestina. Eppure le notizie storicamente certe su di lui sono scarse. Il suo nome richiama immediatamente la nota leggenda del cavaliere che libera la fanciulla dal drago secondo una delle più antiche passiones che ne parlano, dopo essere stato educato cristianamente, Giorgio entrò nell’esercito arrivando a ricoprire la carica di tribuno delle milizie.

sabato 18 aprile 2015

Santo del giorno

Galdino occupa nella serie degli arcivescovi milanesi un posto di grande rilievo dopo S. Ambrogio e S. Carlo Borromeo. I suoi principali meriti furono la custodia dell’integrità della fede, la fedeltà alla Santa Sede e la carità verso i poveri. Nato a Milano nei primi decenni del secolo XII, fu cancelliere e arcidiacono della chiesa ambrosiana in un periodo cruciale della lotta dei comuni italiani contro Federico I Barbarossa, lotta che non fu soltanto politica, ma anche religiosa, soprattutto a partire dal 1159 allorché il Barbarossa contrappose ad Alessandro III, legittimamente eletto, gli antipapi Vittore IV (1159-64), Pasquale III (1164-68) e Callisto III (1168-70).

venerdì 17 aprile 2015

Santo del giorno



Questo santo, giustamente considerato il patriarca dei Cistercensi, nacque verso il 1024 nella regione francese della Champagne. Quindicenne, fu affidato dai genitori alle cure dei benedettini di Moutier-la-Celle, dove si fece apprezzare per la sua intensa pietà.

giovedì 16 aprile 2015

Santo del giorno

Bernadette nacque a Lourdes, cittadina della Francia meridionale sui Pirenei, il 7 gennaio 1844. Poiché la famiglia era caduta in miseria, fu accolta da una zia come aiutante di casa e nell’osteria, poi dalla sua balia con l’incarico di curarne i figli e di pascolare il gregge. La mattina dell’11 febbraio 1858, uscì con un’amica e una sorella a raccogliere legna per la casa.

mercoledì 15 aprile 2015

Santo del giorno

L’apostolo dei lebbrosi nacque a Tremelo, nella regione fiamminga del Belgio, il 3 gennaio 1840. Figlio di contadini, seguendo le orme del fratello Augusto entrò nella congregazione dei Sacri Cuori (più nota col none di Picpus) e cambiò il nome di battesimo, Giuseppe, in quello di Damiano. All’inizio del secondo anno di teologia, poiché suo fratello, destinato alle missioni delle Hawai, alla vigilia della partenza si era ammalato, ottenne di prenderne lui il posto e nel marzo 1984 approdò a Honolulu, dove fu ordinato sacerdote.

martedì 14 aprile 2015

Santo del giorno

Siamo nel secolo XIV, in Olanda. Liduina, nata nel 1380 nel villaggio di Schiedam presso Rotterdam, a 12 anni aveva fatto voto di verginità e per questo rifiutò il matrimonio a cui i parenti la volevano costringere. Quindicenne, cedendo alle insistenze di alcune amiche, andò con loro a pattinare e, cadendo, si ruppe una costola. Da allora, per 38 lunghi anni, non poté più lasciare il letto, nonostante le cure dei medici, anche perché sopraggiunsero diverse gravi infermità, tra cui il cancro, la peste e la lebbra. Quando, stanca ormai di soffrire, pensava di essere stata abbandonata da Dio, un miracolo le riaccese la speranza: un uomo, che stava per essere ucciso da un suo nemico, si rifugiò nella camera di Liduina ma l’altro non lo vide, pur avendolo di fronte e nonostante che la santa gli dicesse: «Quello che cerchi è davvero qui». Il mancato assassino se ne andò e l’uomo fu salvo. All’inferma fu poi di grande aiuto un sacerdote, Giovanni de Pot, che parlandole del dolore innocente di Cristo, le fece capire che con la sua sofferenza avrebbe potuto contribuire alla salvezza di tante anime. Da quel momento lei accettò la missione affidatale, venendo gratificata da favori divini come apparizioni di angeli in forma umana, della Vergine e di Gesù, dal quale ebbe impresse le stigmate, dolorosissime ma, dietro sua preghiera, rese invisibili agli occhi altrui.. Un giorno, dopo aver chiesto al Signore un segno dall’alto che ne confermasse la divina volontà, le apparve sulla testa un’ostia eucaristica splendente di luce, che fu vista anche da parenti e vicini, ma che fu ritenuta dal parroco un inganno demoniaco. Quel parroco fu poi destituito dal vescovo, mentre la camera della santa diventò meta di pellegrinaggi dalle Fiandre, dalla Germania e persino dall’Inghilterra. Liduina morì il 14 aprile 1433, martedì di Pasqua. Leone XIII ne confermò il culto il 14 marzo 1890. Sue reliquie sono venerate in varie chiese e monasteri dell’Austria e Del Belgio.

lunedì 13 aprile 2015

Santo del giorno

Nato a Todi, fu consacrato papa nel 649 senza avere ottenuto la previa approvazione imperiale. Condannò l’eresia dei Monoteliti (i quali sostenevano che in Gesù vi è una sola volontà e non due -.l’umana e la divina – corrispondenti alle due nature del Verbo incarnato), e anche la condanna fu pronunciata contro la volontà di Costante II, imperatore d’Oriente, che era favorevole a quella eresia e che inviò a Roma l’esarca di Ravenna, Olimpio, perché catturasse il pontefice. Ma poiché aveva incontrato resistenza, costui tentò di fare assassinare Martino dal suo scudiero durante la Messa nella basilica di S. Maria Maggiore; ma lo scudiero fu colto da improvvisa cecità e Olimpio, ristabilite le buone relazioni col Papa, passò in Sicilia col pretesto di combattervi gli arabi. Nel 653 l’imperatore, per compiere la sua vendetta, mandò un nuovo esarca a Roma, latore di un documento in cui Martino era accusato di essersi impadronito dell’episcopato, di aver accettato dottrine eretiche e di aver mandato denaro ai Saraceni. Il pontefice vecchio e malato si difese ma, per evitare inutili brutalità, si consegnò spontaneamente all’esarca che lo portò a Costantinopoli, dove fu esposto per un giorno intero agli insulti del popolo e, dopo essere stato degradato pubblicamente, fu accusato di complicità con Olimpio e condannato a morte, pena che fu commutata con la deportazione per intervento del patriarca Paolo II. Nel frattempo il clero romano, tenendo che l’imperatore imponesse alla sede di Pietro un vescovo monotelita, aveva eletto un successore di Martino nella persona di Eugenio I e ciò disgustò profondamente il santo che, essendo di salute delicata, visse in miseria e solitudine poco più di un anno esiliato a Cherson in Crimea, e vi morì nel 655. I redattori del nuovo calendario si rifanno alla testimonianza della Vita greca di Martino, secondo la quale il pontefice sarebbe deceduto il 13 aprile, giorno in cui è venerato come martire anche nella liturgia bizantina.

domenica 12 aprile 2015

Santo del giorno

Nato a Benevento nel 1880 da genitori di solide tradizioni religiose, trasferitasi la famiglia a Napoli dove il padre era presidente della Corte di Appello, dopo il liceo si iscrisse all’università nella facoltà di medicina, in cui insegnavano docenti di chiara fama, ma seguaci del positivismo e del materialismo. Ciononostante, egli seppe custodire ben salda la fede. Laureatosi col massimo dei voti nel 1903, divenne aiuto straordinario agli Ospedali Riuniti, poi assistente ordinario di chimica fisiologica e coadiutore all’Ospedale degli Incurabili nel 1911, primario della III sala medica nel 1919, mettendosi anche in luce per numerose pubblicazioni scientifiche. Fu un pioniere della terapia insulinica in Italia. Nel 1906, durante un’eruzione del Vesuvio, sfidando il pericolo portò in salvo a Torre del Greco tutti i degenti di quell’ospedale. «Gli ammalati», leggiamo in un suo appunto, «sono le figure di Gesù Cristo. Molti sciagurati, delinquenti, bestemmiatori vengono a capitare in ospedale per disposizione della misericordia di Dio che li vuole salvi! Negli ospedali la missione delle suore, dei medici, degli infermieri è di collaborare a questa infinita misericordia, aiutando, perdonando, sacrificandosi». La sua religiosità, alimentata dalla preghiera, si radicava in due punti cardine: la lettura della Sacra Scrittura e la pietà mariana: ogni giorno ascoltava la Messa nella chiesa del Gesù Nuovo. Egli fu il medico di tutti, ma specialmente dei poveri. Primario del più importante ospedale cittadino, non accettava compensi quando visitava pazienti in difficili condizioni economiche e spesso provvedeva lui a comprare le medicine. Moscati morì il 12 aprile 1927 e ai suoi funerali partecipò una folla immensa. Sulla sua tomba, traslata dal cimitero di Poggio Reale alla chiesa del Gesù Nuovo, è anche oggi continuo il pellegrinaggio dei fedeli che ricorrono alla sua intercessione. Beatificato nel 1975, fu canonizzato da Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1987.

sabato 11 aprile 2015

Santo del giorno

Gemma Galgani è la prima grande mistica e stigmatizzata del XX secolo. Nata a Capannori (Lucca) il 12 marzo 1878, dopo circa un mese la famiglia si trasferì a Lucca dove il padre gestiva una farmacia. Ricevette la Cresima a 7 anni e più tardi le “Zitine” (le suore Oblate dello Spirito Santo) la prepararono alla prima Comunione e per due anni la ebbero come alunna nel loro Istituto di S. Zita, dove ebbe come maestra la beata Elena Guerra, della quale pure oggi ricorre la festa, per felice coincidenza. Da allora, fu un susseguirsi di eventi drammatici: la morte della mamma (nel 1886), del fratello Gino per tubercolosi (nel 1894), del padre (nel 1897) e infine il crollo finanziario della famiglia ed una serie di malattie, una delle quali nell’inverno 1898-99 a causa di complicazioni insorte la ridusse in fin di vita. Guarita il 2 marzo 1899 per intercessione di S. M. Margherita Alacoque, nello stesso anno, la sera dell’8 giugno, ricevette le stigmate. Poco dopo conobbe i padri Passionisti e poi Cecilia Giannini, che ottenne di ospitarla in casa sua “come una figlia”. Più volte la santa tentò di farsi religiosa, ma le sue condizioni di salute non lo permisero. Visse così in casa Giannini per tre anni, favorita da singolari doni mistici, vessata dal demonio e partecipe dei dolori della Passione, fino al supremo abbandono dell’agonia, coronato l’11 aprile 1903 – vigilia di Pasqua - dalla sua santa morte. Il merito di averla educata alla “mistica della Croce”, oltre alla mamma., spetta principalmente a mons. Giovanni Volpi, ausiliare dell’arcivescovo e suo direttore spirituale, e al passionista p. Germano, a cui la santa predisse l’erezione di un monastero di Passioniste a Lucca, e che la difese contro i dubbi e le maligne insinuazioni di quanti si interessavano agli straordinari fenomeni mistici di cui era oggetto. Pio XI la beatificò nel 1933, mentre Pio XII la canonizzò il 2 maggio 1940. Le sue spoglie riposano nel santuario-monastero delle Passioniste di Lucca.

venerdì 10 aprile 2015

Santo del giorno

La fondatrice delle suore “Canossiane”, Maddalena Gabriella, nacque a Verona il 1° marzo 1774 da una famiglia nobile, lontana discendente della storica contessa Matilde di Canossa. Morto suo padre nel 1779, fu abbandonata insieme ai quattro fratelli dalla madre, passata a seconde nozze. Superata a quindici anni una lunga malattia, nel 1791 maturò il proposito di farsi religiosa ed entrò nel Carmelo, rimanendovi per quasi un anno. Tornata a casa, curò per vari anni l’amministrazione del ricco patrimonio, rivelando in questo un talento straordinario. Agli inizi del 1801 accolse presso di sé due ragazze povere, sistemandole poi in una casa appositamente acquistata nei pressi di S. Zeno, dove 4 anni dopo si stabilì anch’essa. Costretta a tornare in famiglia dallo zio, nel 1808 ottenne da Napoleone – che quando passava da Verona alloggiava nel palazzo dei Canossa e apprezzava l’opera della santa - il soppresso convento delle Agostiniane dove aprì anche una scuola e, lasciata la sua dimora, vi si installò definitivamente con le sue maestre e le sue allieve, affidandone tuttavia la direzione a Leopoldina Naudet, che la tenne fino al 1816. Lì si formò il primo nucleo della futura congregazione delle Figlie della Carità (dette poi “Canossiane”), a cui diede forma definitiva a Venezia, dove era stata chiamata dai fratelli Anton Angelo e Marcantonio Cavanis, fondandovi una nuova casa nell’antico monastero di S. Lucia e cominciando a redigere le regole del suo istituto. Seguirono poi le filiali di Milano (nel 1816) e di Bergamo (nel 1820) e otto anni dopo quella di Trento. Leone XII in quello stesso 1828 approvò le regole. Mentre si accingeva alla fondazione di due nuove case a Brescia e a Cremona, il 10 aprile 1835 Maddalena concluse a Verona la sua operosa giornata terrena caratterizzata da una instancabile attività e da un luminoso apostolato. Pio XII la beatificò nel 1941, mentre Giovanni Paolo II la iscrisse nell’albo dei santi il 2 ottobre 1988.

giovedì 9 aprile 2015

Santo del giorno

I primi documenti storici che parlano di questa santa spagnola risalgono al secolo XV, mentre lei visse probabilmente nel secolo XI. In precedenza, le notizie su di lei venivano trasmesse oralmente da una generazione all’altra, spesso arricchite da particolari leggendari. Rimane però il fatto che, dalla morte in poi, questa donna è stata oggetto di ininterrotta venerazione e che la chiesa a lei dedicata a Briviesca, nella diocesi di Burgos, è tuttora meta di pellegrinaggi. Sfrondando le narrazioni degli elementi leggendari, si può dire che Casilda, figlia dell’emiro di Toledo Al-Mamun (o secondo altri del governatore di Cuenca, Ben Cannon), fu educata nella religione musulmana, ma fin dalla prima giovinezza mostrò compassione verso i cristiani imprigionati, aiutandoli premurosamente. Si racconta che il padre, insospettito da questa sua frequenza nel carcere, un giorno la sorprese mentre portava del pane ai detenuti; ma, al momento della “perquisizione”, le pagnotte che aveva in mano si trasformarono in rose (e qui forse siamo nella leggenda). Ad un certo punto Casilda fu colpita da una misteriosa malattia che nemmeno i più famosi medici arabi riuscivano a curare; allora lei, consigliata da amici cristiani, si recò pellegrina al santuario di San Vincenzo a Briviesca, celebre per le sue acque ritenute prodigiose, al quale convenivano quanti erano affetti da emorragie. Tornò completamente guarita e decise di convertirsi al cristianesimo. Ricevuto il battesimo, abbandonò lo sfarzo della corte, ritirandosi in un eremo lontana da tutto, per condurre una vita di preghiera e di penitenza sul modello degli antichi Padri del deserto. E da lì non si mosse più fino alla morte, che la sorprese centenaria, anche se non se ne conosce esattamente l’anno (pare nel 1087). Il suo corpo fu sepolto nella chiesa di San Vincenzo dove rimase fino al 21 agosto 1750, quando i suoi resti furono solennemente traslati in un nuovo santuario.

mercoledì 8 aprile 2015

Santo del giorno

Una vita travagliata, quella della santa odierna, ma alla fine gratificata dallo sviluppo della famiglia religiosa da lei fondata, votata – come disse Paolo VI in occasione della sua canonizzazione - «al servizio del prossimo più povero e bisognoso; a un umile, gratuito, perpetuo, affettuoso servizio: quello dell’istruzione popolare della gioventù femminile». Nata nel 1751 a Cuvilly nell’Oise, dovette lasciare la scuola e a sottoporsi a pesanti lavori manuali per aiutare la famiglia, ridotta in miseria da un dissesto finanziario subito dal padre. A 22 anni, colpita da una paralisi alle gambe che la immobilizzò, sotto la guida del suo parroco si dedicò alle pratiche di pietà e all’insegnamento del catechismo ai bambini. Durante la Rivoluzione francese, fu accusata di nascondere dei preti “refrattari” (cioè quelli che, per fedeltà al Papa, rifiutavano di giurare obbedienza al nuovo ordinamento del clero) e fuggì ad Amiens, dove incontrò il padre Varin, superiore dei Padri della Fede, che la esortò a fondare un’opera per l’educazione cristiana delle fanciulle. Nel 1803 cominciò la vita comune con alcune compagne e l’anno dopo, fatta la professione, guarì miracolosamente, dando poi il via ad una prodigiosa attività: fondò scuole nei sobborghi di Amiens, poi in Fiandra e nella provincia belga dell’Hainaut. E qui l’attendeva un’amara sorpresa: il vescovo di Amiens, dando retta a voci calunniose, le ordinò di lasciare la sua casa. Tutta la comunità allora la seguì installandosi in Belgio, a Namur, dove si riorganizzò sotto la protezione del vescovo Pirani de la Gaude. Da allora le case della congregazione, conosciuta come “Suore di Nostra Signora di Namur”, si moltiplicarono in Belgio e successivamente in Olanda e Germania. La Billiart, grande propagatrice del culto del Sacro Cuore, fu favorita da speciali doni come estasi e miracoli. Morì a Namur l’8 aprile 1816. Beatificata nel 1906, fu canonizzata da Paolo VI il 22 giugno 1969.

martedì 7 aprile 2015

Santo del giorno

Questo santo educatore della Francia post-tridentina nacque a Reims il 30 aprile 1651 in una famiglia di giuristi e, dopo aver studiato nel locale seminario, venne ordinato sacerdote nel 1678. Sull’esempio del canonico Roland che si interessava delle classi sociali più umili, rinunciò al canonicato e, dopo aver distribuito il suo patrimonio ai bisognosi della città in occasione della grave carestia del 1684, si dedicò all’educazione dei fanciulli poveri, dando inizio alla congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane, posta sotto il patronato della Santissima Vergine: un sodalizio di educatori, generalmente laici, professionalmente preparati, vicini al mondo e alle esigenze di coloro che dovevano istruire nella fede, nel sapere e nelle professioni. Negli anni 1700-1701 cominciarono le difficoltà: il fondatore veniva duramente attaccato dall’alto clero di Parigi, da vari parroci e dall’autorità civile, nonché dai cattolici integralisti e dai giansenisti, che non accettavano le novità del suo metodo pedagogico e l’adozione della lingua materna al posto del latino. Eppure, con la sua azione profetica egli inaugurò il tipo del maestro interamente consacrato al compito educativo. Tra l’altro fu lui a istituire i primi patronati e i circoli di studio con insegnamento post-scolastico, nonché le “piccole scuole” domenicali delle parrocchie, i “seminari di maestri”, le scuole di apprendistato per ragazzi e giovani dai 7 ai 20 anni e i primi centri di rieducazione. Il suo metodo ebbe grande diffusione e divenne anche un modello con le sue costituzioni destinate a religiosi laici. La Salle morì il 7 aprile 1719, due anni dopo essersi dimesso dalla carica di superiore, a Saint-Yon presso Rouen, dove aveva aperto il noviziato del suo istituto, le cui case erano già salite a 23 e gli allievi erano oltre diecimila. Ai suoi funerali parteciparono più di trentamila persone. Canonizzato il 24 maggio 1900 da Leone XIII, fu dichiarato da Pio XII nel 1950 patrono di tutti gli insegnanti.

lunedì 6 aprile 2015

Santo del giorno

Questo santo nacque a Verona nel 1203 in una famiglia di eretici. Mandato a Bologna per studiare, nel 1221 ascoltò una delle ultime omelie di san Domenico e ne fu talmente toccato che decise di entrare nell’ordine dei Predicatori. A quel tempo valdesi, catari, patarini e albigesi lottavano contro la Chiesa cattolica e Pietro si impegnò strenuamente a predicare contro l’eresia a Como, Milano, e poi anche a Vercelli, a Roma, a Firenze: qui diventò amico e consigliere dei sette santi fondatori dei Servi di Maria. Nel 1249 contribuì alla pacificazione delle città della Romagna e della Marca Anconetana. A Milano, campo principale del suo apostolato, conquistò il popolo con la sua parola e le pubbliche dispute contro gli eretici, confermando le verità predicate con miracoli e profezie, così che molti erranti si convertirono. Innocenzo IV, di passaggio in Lombardia, vide le libertà di cui godevano gli eretici e decise di usare misure più drastiche contro di loro. Nel 1251 incaricò Pietro di reprimere l’eresia a Cremona, poi lo nominò Inquisitore per le città di Milano, Como e rispettivi territori. La domenica delle Palme del 1252, il santo invitò coloro che erano sospetti di eresia a sottomettersi alla Chiesa. In quell’occasione egli predisse così la propria fine: «So con certezza che la mia morte è stata decretata dagli eretici… Facciano come credono; li combatterò più da morto di quanto abbia fatto da vivo». Il 6 aprile, mentre tornava da Como a Milano, due assassini lo attesero nei boschi di Barlassina; e mentre uno di loro pentitosi fuggiva, l’altro con una falce lo colpì al capo e lo accoltellò al cuore. Il martire spirò recitando le prime parole del Credo. Il suo corpo fu accolto trionfalmente a Milano, mentre si diffondevano voci di miracoli avvenuti per sua intercessione: tra questi, la conversione del vescovo eretico Daniele da Giussano e dell’assassino di Pietro, entrambi fattisi poi domenicani. Innocenzo IV canonizzò Pietro 11 mesi dopo, il 9 marzo 1253.

venerdì 3 aprile 2015

Santo del giorno

Luigi Scrosoppi è patrono dei malati di Aids perché alla sua intercessione fu attribuita la guarigione, avvenuta in Sudafrica nel 1966, di un giovane affetto da questa patologia. In famiglia aveva già due sacerdoti della Congregazione dell’Oratorio (Flilippini): il fratello Giovanni Battista e il fratellastro Carlo de Filaferro. Luigi fu ordinato a 23 anni a Udine, dove era nato il 4 agosto 1804, e fu assegnato come aiutante del fratellastro nella “Casa delle Derelitte”, che accoglieva ragazze povere e abbandonate (95 come interne e 230 come esterne) che imparavano a leggere e scrivere, a ricamare e a fare lavori domestici. Incaricato di formare le maestre volontarie che si occupavano dell’assistenza e dell’istruzione delle ospiti, col tempo egli riuscì a trasformare il loro volontariato in una scelta di vita, riunendole in una congregazione religiosa che, iniziata nel 1837 a Udine, nel 1845 assunse la denominazione definitiva di Suore della Provvidenza, attirando ben presto numerose vocazioni. A 42 anni, anche don Luigi entrò fra gli Oratoriani, diventando loro Preposito nel 1845, poco dopo la morte di Carlo. Nel 1866 le leggi “eversive” varate dal governo dopo l’Unità d’Italia soppressero la comunità dei Filippini, ma don Luigi riuscì a far restare le sue suore. Instancabile nel suo zelo, a proprie spese fece abbellire la facciata della chiesa di S. Maddalena, fondò a Orzano una scuola gratuita, aprì una casa per le ex-allieve serventi bisognose di riposo e di assistenza, sostenne il “Giornale del Popolo”, fondò a Udine un istituto per sordomute, aiutò le Clarisse, che erano molto povere, concorse a creare il Collegio Giovanni da Udine, aiutò l’Opera dei Sacerdoti poveri, beneficò i chierici bisognosi del seminario e contribuì a promuovere un’opera per sacerdoti missionari vecchi e malati.. Dopo una lunga e dolorosa malattia, lo Scrosoppi morì il 3 aprile 1884. Fu beatificato da Giovanni Paolo II nel 1981 e da lui canonizzato il 10 giugno 2001.

giovedì 2 aprile 2015

Santo del giorno

I genitori, ormai avanti negli anni, avendo perso la speranza di avere un figlio, avevano fatto voto di chiamarlo Francesco in onore del Poverello di Assisi e quando il piccolo, nato il 27 marzo 1416, fu sui 12 anni, lo collocarono presso i Minori di San Marco Argentano perché vestisse il saio francescano per un anno. Qui cominciarono i sorprendenti casi di bilocazione che gli consentivano di servire la messa in chiesa e contemporaneamente di apparecchiare la tavola in refettorio. Scaduto l’anno votivo Francesco, dopo una serie di pellegrinaggi, si ritirò in luoghi solitari per vivere da eremita, cibandosi solo di erbe crude; lì fu raggiunto da alcuni compaesani che si unirono a lui attratti dal suo stile di vita. Nel 1493 Alessandro VI diede loro il nome di Ordine dei Minimi, cioè di coloro che per scelta stanno con gli ultimi, con gli emarginati di ogni tipo. Nel 1450 anche il padre del santo, rimasto vedovo, andò a vivere con loro. Il regime di austerità da essi seguito si concretizzò poi nel quarto voto di “quaresima perpetua”, che esclude dai cibi la carne, le uova, i formaggi e i latticini, salvo in caso di malattia e su ordine del medico. Una dieta che ha effetti positivi dal momento che l’Ordine dei Minimi detiene oggi il record di religiosi longevi. Si diffuse anche la fama di taumaturgo del santo, che guariva malati di ogni genere (ci fu anche la resurrezione di un nipote) e difendeva gli oppressi minacciando castighi ai potenti. Famoso è l’episodio di quando, dovendosi recare in Sicilia per fondarvi un convento, al momento di passare lo stretto, essendosi un barcaiolo rifiutato di traghettarlo, egli stese il proprio mantello sulle acque, ne legò l’estremità al suo bastone e veleggiò fino a Messina, tra lo stupore generale. Mandato dal papa in Francia per delicati incarichi presso la corte di Luigi XI e del suo successore Carlo VIII, si spense il 2 aprile a Plessis-les-Tours. Fu canonizzato nel 1519 da Leone X. Gli ugonotti nel 1562 ne bruciarono il corpo trovato incorrotto. Nel 1943 Pio XII lo proclamò patrono della gente di mare.

mercoledì 1 aprile 2015

Santo del giorno

Ugo nasce nel 1053 a Châteauneuf-sur-Lers, nella regione francese del Delfinato, e per le sue non comuni qualità intellettuali e morali, a soli 27 anni è consacrato vescovo di Grenoble. Dopo due anni di episcopato, però, decide di ritirarsi come semplice monaco in una comunità benedettina, ma papa Gregorio VII, intenzionato a realizzare una riforma che liberi la Chiesa da ignoranza, avidità e scostumatezza sempre più sfacciate, lo conferma della carica e Ugo, in perfetta obbedienza, si dedica anima e corpo a ripulire e correggere, allontanando gente indegna dal clero. In quel periodo capita a Grenoble il dottissimo Bruno di Colonia, che era stato suo insegnante quando lui studiava a Valence e a Reims; costui, dopo una breve esperienza monastica nella famosa abbazia di Molesme, sta cercando di attuare un progetto nuovo di comunità religiosa che sappia conciliare cenobio ed eremo, vita comune e solitudine, preghiera e lavoro. Il vescovo Ugo decide di aiutarlo e gli assegna per questo un territorio nella zona montuosa detta “Chartreuse” (Cartusia in latino, Certosa in italiano), sul quale sorgerà poi la Grande Chartreuse e si formerà l’ordine dei Certosini. Il santo appoggia contemporaneamente anche l’opera riformatrice dei monaci di Cluny. La nostalgia del chiostro non lo abbandona, ma la sua azione è particolarmente apprezzata anche dai successori di Gregorio VII, Vittore III, Urbano II, Pasquale II, Gelasio II e Callisto II, alcuni dal pontificato piuttosto breve. Giunto al suo sesto papa, Onorio II, Ugo gli chiede di essere dispensato dall’incarico dicendo di aver superato i 70 anni e di essere ammalato. Ma Onorio, che lo conosce bene, gli risponde così: «So dei tuoi anni e delle tue malattie, ma preferisco te malconcio a qualunque altro, anche giovane e robusto».. Il santo farà in tempo a servire anche un altro pontefice, Innocenzo II, per poi morire santamente nel 1132. Sarà da lui canonizzato appena due anni dopo.

martedì 31 marzo 2015

Santo del giorno

Nato a Casamari presso Ravenna nella seconda metà del secolo X, fin da giovane si dedicò allo studio; poi un giorno, toccato dalla grazia del Signore, nella festa di S. Apollinare donò ai poveri i suoi abiti e, indossato un saio, andò pellegrino a Roma dove ricevette la tonsura e decise di recarsi in Terra Santa. Ma, tornato a Ravenna, si ritirò a vita solitaria sotto la guida dell’eremita Martino, abate di Pomposa. A un certo punto gli fu affidato l’incarico del governo di S. Severo in Ravenna e, dopo la morte di Martino e del suo successore, nel 998 fu eletto abate di Pomposa, attirandovi numerosi monaci e donazioni che gli consentirono di ingrandire l’intero complesso. La sua virtù e il suo impegno nel promuovere l’esatta osservanza della regola gli attirarono l’ostilità di alcuni monaci insubordinati, i quali riuscirono a convincere il vescovo di Ravenna a deporlo dalla carica. Guido non reagì, ma intensificò il digiuno e la preghiera. Il presule, quando giunse al monastero per procedere alla destituzione, si rese conto di come stavano le cose e confermò il santo nella carica. Questi governò Pomposa per circa mezzo secolo, portandola a un alto grado di vita spirituale e anche materiale, grazie ai buoni rapporti coi sovrani del tempo, riuscendo a contemperare lo stile cenobitico con quelle eremitico, e collaborando alla riforma ecclesiastica con san Pier Damiani. Nell’abbazia a quel tempo si trovava anche il monaco Guido d’Arezzo, l’inventore della notazione musicale scritta il quale, nonostante che l’abate fosse favorevole alle sue teorie, in seguito a discordie tra i confratelli fu costretto a lasciare Pomposa. L’Imperatore Enrico III, di ritorno da Roma dopo la sua incoronazione, invitò il santo a raggiungerlo a Piacenza, ma Guido si ammalò e dovette fermarsi a Borgo S. Donnino (l’odierna Fidenza) dove morì il 31 marzo 1046. Enrico ne fece trasportare il corpo a Spira, in Germania, dove gli fu intitolata la chiesa in cui riposa.

lunedì 30 marzo 2015

Santo del giorno

San Leonardo Murialdo fu un grande apostolo della gioventù operaia, nonché fondatore della Società di S. Giuseppe, i cui membri sono più conosciuti come “Giuseppini del Murialdo”. Nato a Torino il 26 ottobre 1828, dopo aver studiato tra gli Scolopi di Savona avvertì la vocazione al sacerdozio e, conseguita la laurea in teologia, fu ordinato il 20 settembre 1851. Entrato in contatto con il Cafasso, con don Bosco e più tardi con il Cottolengo, si dedicò ad un multiforme apostolato predicando, confessando, insegnando catechismo nelle carceri minorili. Su invito di don Bosco, accettò la direzione dell’Oratorio S. Luigi, poi trascorse un anno a Parigi nel seminario di S. Sulpizio dove corroborò la sua vita interiore. Tornato in patria, gli fu chiesto di assumere la direzione del collegio degli “Artigianelli” fondato da don Cocchi per i giovani apprendisti, che versava in una difficile situazione economica: lui accettò “provvisoriamente”, rimanendovi per ben 37 anni, superando difficoltà di ogni genere e affidandosi sempre alla Provvidenza. E per assicurare stabilità al collegio fondò la Pia Società Torinese di S. Giuseppe che si diffuse prima nel Veneto e poi in tutta Italia e all’estero. La sua pedagogia si ispirava alla comprensione paterna, dando ai giovani largo respiro nella musica, nel teatro, nella ginnastica. Fu anche pioniere di colonie agricole per il recupero dei giovani sviati. Il contatto con la classe operaia fece di lui un precursore dell’azione sociale dei cattolici. Nominato dall’arcivescovo assistente ecclesiastico dell’Unione Cattolica Operaia, ne ampliò la rete organizzativa, dando vita a importanti forme di assistenza mutualistica e anticipando le moderne associazioni di tipo sindacale. Diffuse la buona stampa e fondò il settimanale La voce dell’operaio, tuttora edito in diocesi col titolo La voce del popolo. Morì il 30 marzo 1900; beatificato da Paolo VI nel 1963, fu da lui canonizzato il 3 maggio 1970.