Secondo la Vita Sancti Bassiani scritta dal vescovo Andrea circa dal 971 al 1002, Bassiano, nato verso il 320 da Sergio, prefetto della città, fu mandato a Roma per completarvi gli studi. Qui, convertito alla religione cristiana da un sacerdote di nome Giordano, ricevette il battesimo. Richiamato in patria dal padre che lo voleva far apostatare, si rifugiò a Ravenna, dove fu ordinato sacerdote. Dal 374 al 409 fu vescovo di Laus Pompeia (l’attuale Lodi Vecchio) ed è ricordato come primo vescovo di quella città, che registrava già da tempo la presenza di una fiorente comunità cristiana, come dimostra la circostanza che le autorità imperiali, ai tempi delle persecuzioni di Diocleziano e Massimiano, decisero di decapitare i martiri Felice, Nabore e Vittore, legionari africani, proprio fuori Lodi Vecchio, il 12 luglio 303, allo scopo di terrorizzare la numerosa collettività cristiana. La scelta di consacrarlo vescovo fu probabilmente frutto della resistenza cattolica ad Aussenzio, vescovo ariano di Milano, condannato come eretico nel secondo Concilio Romano del 372. Nel 387, il santo fece edificare fuori dalle mura una chiesa dedicata ai SS. Apostoli, che fu consacrata nel 380 da sant’Ambrogio e dal suo coadiutore san Felice protovescovo di Como. L’edificio, che più tardi prese il suo nome, sopravvisse alla distruzione della città ad opera dei milanesi nel 1158 al tempo delle guerre contro il Barbarossa. Bassiano partecipò nel 381 al concilio di Aquileia e, probabilmente, nel 390 a quello di Milano, nel quale fu condannato Gioviniano. La sua firma si trova insieme a quella di S. Ambrogio nella lettera sinodica inviata al papa Siricio. Nel 397 assistette alla morte di S. Ambrogio, del quale era amico e con il quale si batté strenuamente per difendere i fedeli dall’eresia ariana. Morì l’8 febbraio dell’anno 409. Il santo è patrono di Lodi (città e diocesi), di Bassano del Grappa, Pizzighettone e San Bassano (Cremona).
"Il segreto della vita cristiana è l'amore. Solo l'amore riempie i vuoti, le voragini negative che il male apre nei cuori." Papa Francesco 8/10/2013
lunedì 19 gennaio 2015
Santo del giorno
Secondo la Vita Sancti Bassiani scritta dal vescovo Andrea circa dal 971 al 1002, Bassiano, nato verso il 320 da Sergio, prefetto della città, fu mandato a Roma per completarvi gli studi. Qui, convertito alla religione cristiana da un sacerdote di nome Giordano, ricevette il battesimo. Richiamato in patria dal padre che lo voleva far apostatare, si rifugiò a Ravenna, dove fu ordinato sacerdote. Dal 374 al 409 fu vescovo di Laus Pompeia (l’attuale Lodi Vecchio) ed è ricordato come primo vescovo di quella città, che registrava già da tempo la presenza di una fiorente comunità cristiana, come dimostra la circostanza che le autorità imperiali, ai tempi delle persecuzioni di Diocleziano e Massimiano, decisero di decapitare i martiri Felice, Nabore e Vittore, legionari africani, proprio fuori Lodi Vecchio, il 12 luglio 303, allo scopo di terrorizzare la numerosa collettività cristiana. La scelta di consacrarlo vescovo fu probabilmente frutto della resistenza cattolica ad Aussenzio, vescovo ariano di Milano, condannato come eretico nel secondo Concilio Romano del 372. Nel 387, il santo fece edificare fuori dalle mura una chiesa dedicata ai SS. Apostoli, che fu consacrata nel 380 da sant’Ambrogio e dal suo coadiutore san Felice protovescovo di Como. L’edificio, che più tardi prese il suo nome, sopravvisse alla distruzione della città ad opera dei milanesi nel 1158 al tempo delle guerre contro il Barbarossa. Bassiano partecipò nel 381 al concilio di Aquileia e, probabilmente, nel 390 a quello di Milano, nel quale fu condannato Gioviniano. La sua firma si trova insieme a quella di S. Ambrogio nella lettera sinodica inviata al papa Siricio. Nel 397 assistette alla morte di S. Ambrogio, del quale era amico e con il quale si batté strenuamente per difendere i fedeli dall’eresia ariana. Morì l’8 febbraio dell’anno 409. Il santo è patrono di Lodi (città e diocesi), di Bassano del Grappa, Pizzighettone e San Bassano (Cremona).
domenica 18 gennaio 2015
Santo del giorno
Nel 1241 i Tartari avevano invaso l’Ungheria e il re Bela IV fu costretto a rifugiarsi in Dalmazia con la famiglia. Poiché la regina stava per partorire, i sovrani promisero che se fosse nata una bambina l’avrebbero destinata ad un convento. Così, intorno ai 4 anni, Margherita, nata nel 1242, è accolta nel convento domenicano di Santa Caterina a Veszprém, mentre si costruisce per lei un altro monastero, dedicato a S. Maria presso Buda, su un’isoletta del Danubio che si chiamerà poi Isola Margherita. Nel 1260 i genitori la vogliono maritare al re Ottocaro II di Boemia, ma lei rifiuta e chiede di farsi religiosa nel convento di S. Maria dove nel 1254 fa la professione e nel 1261 prende il velo. Nel 1265 si impegna per mettere fine a un forte contrasto sorto in famiglia: suo fratello Stefano, ribellatosi al padre che pure lo aveva associato al trono, gli fa guerra, causando migliaia di vittime. Alla fine, per intervento della santa, i due si riconciliano. Da autentica domenicana, Margherita vive in scrupolosa osservanza della Regola, dedicandosi alla imitazione di Gesù nella sofferenza e nell’umiliazione. Si fa leggere il racconto della Passione e attinge argomenti di riflessione anche dalle vite dei santi; si priva di cibo e di riposo per desiderio di vicinanza al Signore sofferente. Spesso le consorelle la trovano addormentata sulla stuoia accanto al misero giaciglio su cui si era inginocchiata per pregare. Non voleva che le fossero usate preferenze perché era la figlia del re, né voleva essere esentata dalle incombenze più umili e gravose della lavanderia, della cucina e dell’infermeria. Per sé riservava le vesti più povere e rattoppate. Morì il 18 gennaio 1270, e fu sepolta nella chiesa del monastero. Dalla sua salma, come aveva predetto, si sprigionò un soave profumo di rose. Il processo canonico fu iniziato nel 1276 ma, per una serie di vicissitudini legate a svariati fattori, si concluse solo nel 1943 con la “canonizzazione equipollente” ad opera di Pio XII.
sabato 17 gennaio 2015
Santo del giorno
Nato intorno al 250 in una famiglia cristiana, dopo la morte dei genitori, tra i 18 e i 20 anni Antonio lascia i beni alla sorella per seguire il Signore e, alla scuola di un anziano monaco rimasto anonimo, impara ad arricchire la sua vita spirituale trascorrendo le sue giornate nel lavoro e nella preghiera ininterrotta. Al sopraggiungere di un periodo di crisi e di tentazione, caratterizzato da lotte contro il demonio, Antonio si rinchiude in un sepolcro abbandonato, e lì gli appaiono forme di animali feroci che lo assalgono e tentano di spaventarlo per farlo fuggire dal deserto. Poi, avendo l’anziano monaco rifiutato di andare ad abitare con lui, decide di partire solo verso la montagna dove rimane per altri vent’anni. Ma i suoi amici lo costringono ad uscire; così diventa il ricercato confidente della gente del villaggio, a cui offre consiglio, conforto, consolazione, riconciliando chi è in lite e mettendo pace dovunque. Presto molti vogliono imitare il suo genere di vita e si uniscono a lui. All’epoca della persecuzione di Massimino, si reca ad Alessandria per servire e incoraggiare i cristiani incarcerati. Cessata la persecuzione, torna nel deserto, ma intanto la sua fama si è diffusa: gli imperatori gli scrivono, vengono a incontrarlo filosofi pagani, molti gli chiedono consiglio e la guarigione. Assediato dalle folle, Antonio fugge in un luogo più isolato. Dopo una breve malattia, accortosi che l’ora della partenza è vicina, chiama i due discepoli che avevano vissuto con lui negli ultimi 15 anni e detta il suo testamento spirituale: «Respirate sempre Cristo e abbiate fede in Lui». Dopo queste parole, muore il 17 gennaio 356. Fu venerato in modo particolare dal popolo, il quale faceva ricorso a lui contro la peste, contro morbi contagiosi e contro il cosiddetto “fuoco di S. Antonio”. Il suo sepolcro fu scoperto solo nel 561 e le sue reliquie da Alessandria, dove erano state portate, passarono poi a Costantinopoli e da qui in Francia: dal 1491 riposano presso Arles.
venerdì 16 gennaio 2015
Santo del giorno
giovedì 15 gennaio 2015
RIMBOCCHIAMOCI LE MANICHE PER IL NOSTRO PAESE
Un nuovo anno è iniziato, facciamo ripartire l’Italia
L’Italia ha vissuto ed
è uscita da periodi complicatissimi, ma oggi l’ostacolo più difficile da
superare è la sfiducia e il diffuso pessimismo. Non c’è bisogno di sociologi,
dati Istat, analisi dei sindacati e di Confindustria per capire la gravità
della situazione e lo stato d’animo della maggioranza della nostra gente. Santo del giorno
mercoledì 14 gennaio 2015
Santo del giorno
La vita narrata da san Paolino di Nola in forma poetica è il primo documento storico sul santo che la Chiesa ricorda oggi. Felice nacque a Nola nel III secolo da un ricco padre di origini orientali. Consacratosi da giovane al Signore come presbitero, diventò fedele collaboratore del vescovo di Nola, Massimo, che durante l’ultima persecuzione anti-cristiana abbandonò la propria sede per rifugiarsi in un luogo deserto, lasciando in città Felice che lui aveva designato come suo successore. Ma anche Felice fu imprigionato e crudelmente torturato, venendo poi liberato miracolosamente da un angelo e da lui condotto dove si trovava Massimo, gravemente infermo, che fu portato dal santo a Nola e affidato alle cure di un’anziana cristiana. La persecuzione, momentaneamente sospesa, ebbe poi una seconda ondata costringendo il nostro protagonista, che aveva ripreso con zelo il suo ministero sacerdotale, a fuggire perché nuovamente ricercato. Rimase nascosto in una cisterna disseccata per circa sei mesi, nutrito da una pia donna. Tornata la calma con la pace di Costantino (nel 313), essendo morto il vescovo Massimo, Felice fu candidato a succedergli, ma egli rifiutò per umiltà, a favore di un sacerdote di nome Quinto, dando alla propria vita una svolta decisiva all’insegna della povertà: rinunciò infatti a rivendicare i beni che gli erano stati confiscati e trascorse il resto dei suoi giorni lavorando e dedicandosi a opere di carità. Non si conosce la data della sua morte, avvenuta presumibilmente dopo il 313. Venerato sempre come martire, anche se non fu ucciso, per le molte sofferenze patite, fu sepolto nella necropoli di Cimitile, presso Nola, uno dei più importanti complessi paleocristiani del Mezzogiorno d’Italia. La sua tomba divenne presto meta di pellegrinaggi, anche per i miracoli che vi si verificavano. Il santo vescovo Paolino gli dedicò ben 14 dei suoi carmi, diffondendone la fama di santità. che è tuttora molto viva
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