"Il segreto della vita cristiana è l'amore. Solo l'amore riempie i vuoti, le voragini negative che il male apre nei cuori." Papa Francesco 8/10/2013

giovedì 1 gennaio 2015

Santo del giorno

Tutte le Chiese d’Oriente e d’Occidente si sono sempre compiaciute di onorare la Santissima Madre di Dio, la Theotòkos, una dignità unica, la sua, che è all’origine di ogni privilegio di Maria e la pone al di sopra di ogni creatura. La festa della maternità di Maria, per un movimento popolare sorto in Portogallo nel secolo XVIII per celebrare il titolo mariano, nel 1914 era stata fissata all’11 ottobre, con l’estensione alla Chiesa latina della festa in ricordo del XV centenario del concilio di Efeso. Poi si è ristabilita la data iniziale, che cade nel tempo natalizio e coincide con altre ricorrenze: il prolungamento del Natale nell’ottavo giorno; la circoncisione di Cristo (che era fissata alla prima domenica di gennaio); l’imposizione del nome di Gesù ( memoria che risale al 1721) in conformità al Vangelo del giorno (allungato di un versetto rispetto alla seconda Messa del giorno di Natale); e infine la giornata mondiale della pace indetta da Paolo VI al primo giorno dell’anno civile (motivo antropologico), a cui fa riferimento la prima lettura della Messa odierna. Infatti, l’esortazione apostolica Marialis cultus, ambientando nel tempo natalizio questa festa ripristinata, dice che «collocata secondo l’antico suggerimento della liturgia dell’Urbe al primo giorno di gennaio, è destinata a celebrare la parte avuta da Maria in questo mistero di salvezza e ad esaltare la singolare dignità che ne deriva per la Madre santa... per mezzo della quale abbiamo ricevuto l’Autore della vita» (n. 5). E prosegue: «È altresì un’occasione propizia per rinnovare l’adorazione al neonato Principe della pace, per riascoltare il lieto annuncio evangelico, per implorare da Dio – mediatrice la Regina della pace – il dono supremo della pace; per questo nella felice coincidenza dell’ottava del Natale, con il giorno augurale del primo gennaio abbiamo istituito la Giornata Mondiale della Pace che raccoglie crescenti adesioni e matura già nel cuore di molti uomini frutti di pace.

martedì 30 dicembre 2014

Santo del giorno

Nell’XI secolo, Roberto il Guiscardo crea nel sud dell’Italia il suo regno normanno, insidiato però da ribellioni locali sotto la spinta dell’imperatore d’Oriente. Una di queste è capeggiata dal conte Ermanno di Canne (la località dove Annibale distrusse l’esercito romano nel 216 a. C.), ma viene repressa duramente nel 1083, seminando la distruzione nella città. E qui vediamo comparire il vescovo Ruggero, del quale peraltro sappiamo poco circa la nascita e la giovinezza. L’unica notizia riguarda la sua nomina a vescovo di Canne poco dopo il disastro. Suo primo compito, come emerge da una fonte popolare del XV secolo, è di contribuire alla sopravvivenza della popolazione prostrata dalle conseguenze della guerra. Il suo episcopio era «un puro ospitio che sempre stava aperto de nocte et de giorno ad alloggiare li viandanti et li pellegrini, et le vidue et li pupilli». L’ignoto autore aggiunge che il vescovo «andava scalzo con lo pede nudo per quelle campagne cercando le limosine per li poveri». Dunque un soccorritore instancabile che si assume anche compiti dell’autorità civile dopo il crollo delle istituzioni. Sappiamo inoltre che due pontefici, Pasquale II (1099-1118) e Gelasio II (1118-1119) ricorrevano al suo consiglio e alla sua esperienza per comporre liti e placare rivalità tra ecclesiastici e comunità, in una Chiesa che stava cercando di riformarsi al suo interno. Va detto che, per lungo tempo, il nome di Ruggero fu collegato a leggende che facevano di lui un vescovo del V secolo; a delineare correttamente la sua vicenda storica contribuirono in maniera decisiva gli studi di don Nicola Monterisi, a fine Ottocento. Al santo si attribuirono miracoli fin da quando era ancora in vita e dopo la morte, avvenuta il 30 dicembre 1129. Fu la voce popolare a proclamare subito la sua santità. Fu sepolto nella cattedrale di Canne ma, dopo la distruzione della città, la popolazione si spostò a Barletta dove nel XIII secolo furono traslati anche i suoi re.

lunedì 29 dicembre 2014

Santo del giorno

Nato a Londra verso il 1118 da una famiglia normanna, dopo aver studiato a Parigi, a 25 anni divenne chierico dell’arcivescovo di Canterbury, Teobaldo, suo compatriota e si recò a Bologna e ad Auxerre per frequentarvi le scuole di diritto. Facendo la carriera di magistrato presso la curia dell’arcivescovo, nel 1154 fu nominato cancelliere del regno da Enrico II. Per 7 anni godette i favori del sovrano, appoggiandone anche gli interessi, ed alla morte di Teobaldo, fu nominato arcivescovo, ricevendo nel 1162 l’ordinazione sacerdotale e la consacrazione episcopale (prima era soltanto diacono). Lasciata la carica di cancelliere, cominciò a subire l’ostilità di Enrico, mal consigliato dal vescovo Foliot, anche per la sua resistenza alle rivendicazioni reali contro la Chiesa, codificate nelle Costituzioni di Clarendon (1164). Isolato e quasi abbandonato dai vescovi inglesi che preferirono riconciliarsi con il sovrano, in un nuovo sinodo a Clarendon egli rifiutò di sigillare quei diritti che limitavano le libertà essenziali della Chiesa, e per questo fu condannato. Travestito, riuscì a fuggire in Francia rimanendovi per sei anni, ma venendo confermato dal Papa nel suo incarico. La scomunica da lui comminata contro i collaboratori di Enrico II impedì una riconciliazione con il re, ma il santo tornò ugualmente in patria, convinto di difendere la causa di Dio contro Cesare, pur prevedendo la sua fine. L’odio implacabile del Foliot e di altri istigò infatti 4 cavalieri ad assassinare nella cattedrale Tommaso che, colpito a morte, cadde steso vicino agli altari della Vergine e di san Benedetto, con le mani alzate in preghiera. Era il 29 dicembre 1170. Fu canonizzato nel 1173. La sua morte eroica portò poi alla riconciliazione del re d’Inghilterra con la Chiesa romana, ma più tardi, sotto Enrico VIII, la sua tomba fu distrutta. La vicenda ha trovato anche una drammatizzazione teatrale ad opera di Eliot (Assassinio nella cattedrale).

domenica 28 dicembre 2014

Santo del giorno

Nato a Roma il 6 gennaio 1786, da giovane frequentò le scuole del Collegio Romano e successivamente, mentre si preparava al sacerdozio, prese parte attiva a varie confraternite di Roma, distinguendosi soprattutto nell’Opera del Catechismo e portando soccorsi ai sacerdoti anziani dell’ospizio dei Cento Preti. Si deve a lui la rinascita dell’Opera di S. Galla. Ordinato sacerdote il 31 luglio l808, intensificò l’apostolato fra le classi popolari specializzandosi nella evangelizzazione dei “barozzari”, carrettieri e contadini della campagna romana, che avevano i loro depositi di fieno nel Foro Romano, chiamato allora Campo Vaccino. Nel giugno 1810 rifiutò il giuramento a Napoleone e venne condannato all’esilio e al carcere, che scontò per 4 anni. Tornato a Roma nel 1814, mise le sue forze e la sua vita al servizio del papa Pio VII, che gli ordinò di dedicarsi alle missioni popolari, alle quali attese per tutto il resto della vita con zelo instancabile. Quale mezzo efficacissimo per promuovere la conversione dei peccatori scelse la devozione al Sangue di Cristo insieme a quella verso Maria Santissima, di cui si era impegnato con voto a difendere l’Immacolata Concezione. Per meglio raggiungere il suo intento, il 15 agosto 1815 fondò la congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, di cui fece parte anche Giovanni Mastai Ferretti, il futuro Pio IX, e nel 1834 le Suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue. Lottò coraggiosamente contro la massoneria, convertendo intere logge e mettendo in guardia il popolo dalla loro propaganda satanica. Riuscì anche, con le sole armi della religione, a ridurre la piaga del brigantaggio, sorto come reazione all’occupazione francese, al fisco e alla leva obbligatoria e degenerato in delinquenza organizzata, riportando pace e sicurezza tra le popolazioni. Morì a Roma il 28 dicembre 1837. Beatificato da Pio X nel 1904, fu canonizzato da Pio XII il 12 giugno 1954.

venerdì 26 dicembre 2014

Santo del giorno

Ciò che rende unica la vicenda di Stefano è il fatto che il suo martirio è narrato in un libro, gli Atti degli Apostoli, che fa parte del canone delle Sacre Scritture. Verso il IV-V secolo, un’epoca in sui diffondevano il culto dei martiri e la devozione per le loro reliquie, di pari passo si moltiplicavano le narrazioni leggendarie delle loro vite. Tuttavia, di Stefano non conosciamo né il luogo e l’anno di nascita, né il momento in cui aderì al cristianesimo. Certe sono la sua origine greca e la sua autorevolezza presso il gruppo degli ellenisti, cioè degli ebrei di lingua greca. Gli Atti ci dicono che essendo sorto del malcontento fra gli ellenisti perché gli ebrei trascuravano le loro vedove nella distribuzione quotidiana, per questo servizio furono scelti sette “diaconi”, tra cui Stefano, il quale però non si limitava alla parte assistenziale, ma discuteva con alcuni membri della Sinagoga, suscitando reazioni contrastanti. Il punto focale della controversia divenne la missione salvifica del Cristo e il superamento della Legge di Mosè. Denunciato al Sinedrio per «aver bestemmiato contro Mosè e contro Dio», Stefano rispose appellandosi alla Scrittura e proclamando la propria fede in Cristo Dio, scatenando un tumulto violento che sfociò nella lapidazione. Così gli Atti descrivono gli ultimi istanti della vita del martire: «I testimoni deposero i mantelli ai piedi di un giovane chiamato Saulo (che diventerà poi l’Apostolo Paolo). E lapidavano Stefano che pregava e diceva: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”. Poi, piegate le ginocchia, gridò a gran voce: “Signore, non imputare loro questo peccato!”. E ciò detto si addormentò». Le sue spoglie furono ritrovate nel 415 da un prete di nome Luciano e da allora il culto a Stefano si sviluppò in modo eccezionale, insieme alla sua fama di taumaturgo che fu autorevolmente confermata anche da S. Agostino. Ad Ancona si conserva una delle pietre che, secondo la tradizione, sarebbero servite alla lapidazione del martire.

giovedì 25 dicembre 2014

Santo del giorno

La nascita di Gesù, ormai storicamente acquisita, anche se non ne conosciamo con esattezza l’anno e il giorno del mese, era già celebrata agli inizi del IV secolo in Oriente e in Occidente. Sotto l’influsso di Roma prevalse ovunque la data del 25 dicembre, stabilita in opposizione alla festa pagana del culto del sole che coincideva con il solstizio d’inverno, il 25 dicembre. Per i cristiani quel giorno rappresentava la nascita del vero sole, Cristo, che appare al mondo dopo la lunga notte del peccato. In Oriente, il mistero dell’Incarnazione si commemorava il 6 gennaio col nome di Epifania. Ma da un discorso di S. Giovanni Crisostomo apprendiamo che anche ad Antiochia si festeggiava il Natale il 25 dicembre e l’Epifania il 6 gennaio. All’affermarsi di queste due solennità contribuirono anche le grandi eresie cristologiche del IV e V secolo, in particolare quelle di Ario, di Nestorio e di Eutiche che negavano la divinità consustanziale della persona del Verbo o confondevano la duplicità delle due nature, l’umana e la divina: eresie condannate dai grandi Concili ecumenici di Nicea (325), Costantinopoli (381), Efeso (431) e Calcedonia (451). Nei testi liturgici delle due feste si nota con quanta insistenza si ritorna sulla verità che il Verbo fatto carne è consustanziale al Padre ed ha assunto una vera umanità che rimane integra e distinta, senza mescolanze e assorbimenti. Per motivi devozionali e pastorali, a Roma nacque fin dai primi secoli la consuetudine delle tre messe di Natale. Celebrare questo evento cristianamente significa condividere le scelte di Gesù, scelte di povertà, di servizio e di dono totale della propria vita. Soprattutto i laici sono chiamati a vivere il mistero dell’Incarnazione contribuendo alla santificazione del mondo mediante l’esercizio del proprio ufficio e guidati dallo spirito delle beatitudini. Le iniziative natalizie (presepio, albero di Natale, carità verso i poveri, ecc.) da parte della comunità credente devono essere ispirate da una forte carica evangelizzatrice ed essere occasione per far sentire la luce del messaggio del Vangelo sull’uomo, sulla famiglia e sulla società.